L’Haydn di Ophélie Gaillard

L’ultimo concerto dei Giovani dell’Academia per la Stagione “Mondovì Musica 2016-2017” era tutto dedicato a Franz Joseph Haydn (1732-1809), il compositore austriaco che ha impresso una svolta netta allo sviluppo della musica strumentale, specie per quanto concerne la Sinfonia e il Quartetto. Anche nel Concerto solistico, comunque, è visibile la transizione dalla forma barocca a quella classica.
L’orchestra, sotto la guida della celebre violoncellista parigina Ophélie Gaillard, ha proposto il Concerto n.1 per violoncello e orchestra e la versione quartettistica delle “Ultime sette parole di Cristo sulla Croce”.

Inebriante l’attacco del primo tempo del Concerto: dolcissimo il dialogo tra i violini primi e secondi; poi il solista si impone con voce roca e sensuale, accompagnato dall’orchestra all’unisono. È come se camminasse a lunghi passi, meditando tra sospiri e rabbia. La cadenza è scintillante di virtuosismo, molto espressivo: il violoncello passa dal patetico all’impaziente all’imperioso fino a ricongiungersi umilmente alle voci degli altri strumenti.
L’adagio è in forma di romanza: i violini introducono il tema ripreso poi con grande pacatezza dalle altre sezioni dell’orchestra e rilanciato dal solista: molto elegante l’alternarsi di tensione e abbandono, nella cantabilità del dialogo.
L’ultimo tempo, un rondò brioso e brillante, è uno scoppiettio velocissimo di note, in un inseguimento serrato tra violoncello e orchestra, sempre più concitato e incalzante, fino al fantasmagorico finale.

Come ha spiegato il direttore artistico dell’Academia, il maestro Tabacco, presentando la serata, l’oratorio “Le ultime sette parole di Cristo sulla croce” ebbe tanto successo all’epoca che Haydn ne fece una versione quartettistica – quella appunto eseguita in questo concerto.
Si tratta di sette sonate in tempo lento, precedute da una severa Introduzione (adagio) a creare il clima tragico e seguite da un presto di grande violenza ed efficacia imitativa, intitolato Il terremoto.
La migliore presentazione di questo brano si deve allo stesso Haydn, che nell’inviare la partitura all’editore scrive:
«Circa quindici anni fa mi fu chiesto da un canonico di Cadice di comporre della musica per Le ultime sette Parole del Nostro Salvatore sulla croce. Nella cattedrale di Cadice era tradizione produrre ogni anno un oratorio per la Quaresima, in cui la musica doveva tener conto delle seguenti circostanze. I muri, le finestre, i pilastri della chiesa erano ricoperti di drappi neri e solo una grande lampada che pendeva dal centro del soffitto rompeva quella solenne oscurità. A mezzogiorno le porte venivano chiuse e aveva inizio la cerimonia. Dopo una breve funzione il vescovo saliva sul pulpito e pronunciava la prima delle sette parole (o frasi) tenendo un discorso su di essa. Dopo di che scendeva dal pulpito e si prosternava davanti all’altare. Questo intervallo di tempo era riempito dalla musica. Allo stesso modo il vescovo pronunciava poi la seconda parola, poi la terza e così via, e la musica seguiva al termine ogni discorso. La musica da me composta dovette adattarsi a queste circostanze e non fu facile scrivere sette Adagi di dieci minuti l’uno senza annoiare gli ascoltatori: a dire il vero mi fu quasi impossibile rispettare i limiti stabiliti».
Possiamo garantire che Haydn ci è perfettamente riuscito, a non annoiare gli ascoltatori: perché i brani alternano cantabilità e amarezza, sospiri e dolcezza, tormento e solennità, violenti chiaroscuri e tonalità affettuose. Il merito indubbiamente è anche degli interpreti, rigorosi e sensibili, e della brillantissima Ophélie Gaillard.

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