Armoniche Fantasie 2016, tra grandezze e meraviglie

La XXIIedizione di “Armoniche Fantasie”, il Festival di Musica Antica dell’Academia Montis Regalis, si è aperta con il concerto “Grandezze e meraviglie del Barocco in Europa”, tenuto dagli allievi della Masterclass di Violino barocco e Musica da camera sotto la guida della violinista Olivia Centurioni.

I brani eseguiti si collocavano cronologicamente nel cuore del Barocco, che convenzionalmente in musica copre un arco di 150 anni, dal 1600 al 1750: intorno al 1650 ruotavano le “meraviglie” di autori italiani oggi pressoché sconosciuti, come Cazzati, Falconiero, Uccellini, Marini e Merula; le “grandezze”, rappresentate da Bach e Vivaldi, illuminavano i primi due decenni del 1700, portando a maturazione e compimento le precedenti sperimentazioni.

Meraviglia nel ’600 è infatti il comun denominatore delle arti, dalla letteratura all’architettura alla musica. In un mondo che le scoperte scientifiche avevano radicalmente sovvertito, scalzando la Terra dalla sua immobile, tolemaica centralità, nulla poteva più essere come prima e l’arte si lancia alla ricerca di nuove forme o linee espressive, nella consapevolezza che l’ ‘antico’ non era più adatto al ‘moderno’. E se la “meraviglia” era il sentimento prevalente di fronte alla rivoluzione che si profilava, la “ricerca della meraviglia” diventa il fine dell’artista. Ecco allora, nella musica, un fiorire di “capricci”, “fantasie”, “arie” a indicare forme musicali brevi e libere, sottoposte alle leggi dell’armonia, certo, ma aperte agli influssi della musica popolare e al virtuosismo degli interpreti. Così abbiamo ascoltato i violini duellare e rappacificarsi nel Passacaglio di Falconiero; poi oscillare tra nervosismo ed energica decisione nell’Aria quinta sopra la Bergamasca di Uccellini; mentre la viola da gamba ha impostato una severa meditazione nella Sonata sopra “Fuggi dolente core” di Marini. Il Trio sonata op.1 n.1 di Vivaldi era di fatto un concerto in miniatura, complesso e articolato: pervaso di lagunare malinconia nei tempi lenti, vivace e irruente nei tempi veloci.

Il Quinto Concerto Brandeburghese di Bach, con cui i musicisti si sono congedati, è di luminosa bellezza e non meno rivoluzionario: inserisce infatti nella struttura del concerto grosso un sorprendente “capriccio virtuosistico” del clavicembalo, strumento che all’epoca non aveva status solistico. Struggente il flauto solista, insieme con il violino e il cembalo, nell’affettuoso movimento centrale (anche questa cosa assai rara in quell’epoca); l’allegro finale è una danza, una giga, basata su un fitto contrappunto, all’interno del quale il clavicembalo continua il suo gioco di strumento concertante. In Bach grandezza e meraviglia sono strettamente intrecciate.

 

Il mese di giugno si è concluso con il concerto Il pianoforte tenuto dal maestro Nahuel Clerici, classe 1990. In effetti il protagonista non è stato solo l’imponente pianoforte Pleyel, acquattato nell’Oratorio di Santa Croce come un gigante dormiente, ma soprattutto il musicista, che con la straordinaria espressività del suo tocco lo piegava ai suoi voleri. Il repertorio proposto è stato quello otto-novecentesco adeguato alla voce del Pleyel, da Beethoven a Rachmaninov, da Gounod a Gershwin ad autori argentini quali Guastavino o Ginastera, in omaggio alla terra natale del giovane musicista. Impressionante la disinvoltura con cui Clerici ha affrontato autori diversissimi tra loro, dimostrandosi sempre all’altezza delle loro ‘richieste’: da Beethoven angoscioso e severo a Guastavino malinconico e dolce, con impennate di eroica vitalità; dal ritmo sincopato e jazzistico di Gershwin  ai forti contrasti di Rachmaninov, ora liquido ora monumentale, fino all’infernale Valse del Faust di Gounod trascritto da Litz.

Un concerto poliedrico, versatile, quasi “raddoppiato” dai bis generosamente concessi dal concertista: da Schubert a Chopin, da Scarlatti a Scriabin a Ginastera…

Prossimo appuntamento a settembre, nell’ambito di MITO, questa volta con l’Orchestra Academia Montis Regalis

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