Concerti, che nostalgia!

Mondovì, Oratorio di Santa Croce, aprile 2012

 

Facendo seguito all’articolo di Stefano Massini, Quelle cento storie perdute nei nostri giorni senza teatro, apparso su “Repubblica” del 1-2-2021, come “Amici dell’Academia” ci associamo al suo accorato appello: «Riaprite i teatri e le sale da concerto, in zona gialla!».
Gli spettacoli dal vivo non sono intrattenimento, ma nutrimento della mente, fonte di senso critico e di consapevolezza emotiva, e non si capisce che rischio di contagio ci sarebbe in una grande sala, con un numero limitato di spettatori/ascoltatori che indossano la mascherina e siedono ben distanziati nei loro posti “sanificati” come si deve. Non sarebbe certo più alto del rischio che si corre andando a scuola, o a messa… Perché una tale diversità di trattamento? Perché si celebrano funzioni religiose durante le quali i fedeli parlano, cantano, si spostano, mentre le sale per musica, i teatri, i conservatori restano chiusi? Si sono finalmente aperti – giustamente – musei e mostre: perché continuare a bandire gli spettacoli e i concerti?

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