Un compendio di storia della musica

Si è conclusa con Mozart la ‘sessione autunnale’ della stagione concertistica monregalese organizzata dalla Fondazione Academia Montis Regalis: i tre concerti tenutisi a Mondovì tra il 29 settembre e il 28 ottobre 2017 hanno compendiato mirabilmente la storia della musica occidentale, dal gregoriano medievale al Settecento, vigilia della rivoluzione romantica.

Il coro gregoriano di Bologna Mediae Aetatis sodalicium  – nove voci femminile di sublime purezza, dirette da Bruna Caruso – ha intonato “Invocazioni di dolore e di speranza nel canto gregoriano”: il concerto è stato un viaggio nel tempo, che ci ha riportato nei monasteri romanici e nelle certose dove monaci e monache pregavano attraverso questa musica purissima, totalmente disincarnata. Il gregoriano, nato nelle catacombe, era uno stile monodico, basato sul ritmo della parola, che realizzava una fusione totale tra parola e musica, fede e arte.

Col tempo la linea melodica si è arricchita di altre voci, si sono sviluppati polifonia e contrappunto, e la musica strumentale ha acquisito autonomia: è quanto ha dimostrato, nel secondo concerto, l’ensemble “La vaghezza”, nato durante l’Accademia Barocca di Ambronay nel 2015 e già insignito, l’anno dopo, del primo premio al Concorso di Musica Antica “Maurizio Pratola”. Il concerto ha offerto , “con l’arco, la penna e il plettro”, uno spaccato della vita musicale in Italia, nel secolo circa che va da Frescobaldi (1583-1643) a Vivaldi (1678-1741): l’arco del violino e del violoncello, la penna del clavicembalo, il plettro della tiorba e del liuto. Con la sintesi che solo la musica consente di realizzare, il concerto ha offerto un quadro completo del Barocco musicale europeo: abbiamo assistito alla nascita della sonata barocca con Cima (1570-dopo il 1622), al rilievo dato da Kapsperger (1580-1661) al ritmo e alla melodia, all’arricchimento della materia musicale operato da Frescobaldi con raffinatezza e passione; abbiamo toccato con mano – cioè sperimentato direttamente con il nostro udito – l’arditezza del linguaggio musicale di Domenico Scarlatti (1685-1757), che resta però sempre chiaro e distinto, tenue e sottile, e siamo arrivati alle perfette triangolazioni sonore di Vivaldi e Bach, in cui il rinnovamento della musica operato dal Seicento raggiunge il suo culmine.

Con il terzo concerto, grazie al fortepiano magistralmente suonato dal maestro Giorgio Tabacco, direttore artistico dell’Academia Montis Regalis, e alla voce calda e vibrante della soprano Julia Wischniewski incontriamo i lieder di Mozart, un genere molto caro al compositore, che lo ha coltivato per tutta la vita. Ha scritto Schopenhauer: «La musica dà il nucleo intimo, ovvero il cuore delle cose. […] Su ciò si fonda il fatto che si possa sottoporre alla musica una poesia come canto», e che la musica ne costituisca l’interpretazione più penetrante e profonda, quando il compositore sa tradurre nel linguaggio universale della musica il sentimento espresso dal testo. Questi lieder, che presto saranno registrati in un CD, parlano di amore, morte, separazione, massoneria, gioia, nostalgia, autosufficienza interiore, solitudine… Le liriche sono opera di poeti rinomati (Goethe su tutti), ma la musica di Mozart le arricchisce, conferendo loro spessore, dinamismo, drammaticità, intensità e amplificandone la risonanza ‘affettiva’ nell’animo dell’ascoltatore. Il Romanticismo è alle porte.

Precedente Lo splendore della sonata barocca Successivo Essere e non essere Bach