Classicismo e dintorni…

« Musique porte absence et présence, plaisir et déplaisir. »

Adatto un pensiero di Pascal al concerto “in presenza” dell’orchestra giovanile dell’Academia Montis Regalis, tenutosi finalmente venerdì scorso a Mondovì Piazza, dopo tanti mesi di forzata “assenza”…
Come ha ricordato il direttore Vanni Moretto, che ha presentato puntualmente ogni brano eseguito, la vera musica non è quella registrata e trasmessa, ma quella suonata dal vivo in quel rito miracoloso che è ogni concerto, un rito celebrato “qui ed ora” davanti a “questo” pubblico, un rito effimero e irripetibile nelle sue emozioni, complicità, sfumature interpretative.

L’orchestra si presentava in una formazione “classica”: non era, cioè, un’orchestra d’archi con clavicembalo, ma era arricchita da due oboi, due corni e un fagotto a rinforzare i bassi.
Il programma proponeva l’esplorazione di quattro diversi “angoli” del classicismo europeo di metà Settecento, attraverso le sinfonie di quattro compositori più o meno celebri, partendo da Haydn che ne rappresenta il punto zero fino al napoletano (attivo però a Milano) Zingarelli, di vent’anni più giovane. In questo arco di tempo, in realtà, il classicismo trascolora in quello che in musica si chiama “stile sensibile” o Empfindsamkeit, e in letteratura Sturm und Drang  o Preromanticismo, e di questa evoluzione il concerto dà splendidamente conto.

La sinfonia n.27 in Sol maggiore del giovane Haydn, con il suo stile limpido e luminoso, è il trionfo del classicismo, inteso come eleganza ed equilibrio o, per dirla con Winckelmann, come “nobile semplicità e calma grandezza”: al primo tempo in forma-sonata, con i fiati che aggiungono profondità al suono, segue un cullante andante all’italiana; nel presto finale la musica si innalza in altissimi, pirotecnici zampilli.

Più “arcaico” e semplice nelle sue forme il boemo Vanhal: la musica della sinfonia n.5 in La maggiore op.25 sembra ispirata non solo ai canti popolari ma alla natura stessa: nei suoi grandiosi allegri si sente l’impeto del vento, la furia del temporale, lo scoppio del tuono; la velocità vorticosa esige dagli interpreti un virtuosismo senza sbavature.

Il tedesco Eichner, straordinario virtuoso di fagotto morto a soli 37 anni, era un genio in anticipo sui tempi. Nella sua sinfonia in Do maggiore op.5 n.1 si sentono “venti di guerra”, una tragicità prima assente dalla musica: all’attacco marziale, “prussiano”, segue un andante teso e malinconico chiuso da un presto fremente e impaziente.

Anche la “sinfonia milanese” n.9 in re minore di Zingarelli è, fin dalla tonalità minore, all’insegna dello Sturm und Drang, ma si avverte in essa qualcosa di posticcio: il compositore napoletano ha voluto adattarsi a un gusto che gli era estraneo, e il risultato non convince appieno, nonostante l’esecuzione impeccabile che ne dà l’orchestra, sotto l’esaltante direzione del maestro Moretto.

L’interessantissima “Indagine sul Classicismo” prosegue oggi alle 17, nella chiesa di S. Biagio a Pamparato: da non perdere!

Gabriella Mongardi

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