Lo splendore della sonata barocca

La stagione concertistica 2016-2017 si è conclusa con un concerto dell’Academia Montis Regalis in versione cameristica (Francesca Odling – flauto traversiere, Paola Nervi – violino, Giorgio Tabacco – clavicembalo), su musiche di Vivaldi, Haendel e Telemann, vale a dire lo splendore della sonata barocca.

La parte del leone l’ha avuta Vivaldi, di cui sono state eseguite quattro sonate: la RV 42 in re maggiore per flauto, violino e continuo; le sonate per violino e continuo RV 14 in re minore e RV 27 in sol minore, e la sonata RV 51 in sol minore per flauto e continuo. La prima era di fatto un concerto in miniatura, nei classici tre movimenti: il violino ha intrecciato con il flauto un dialogo a eco sostenuto dal cembalo, ora stuzzicandolo ora lasciando a lui l’iniziativa del canto: la musica sembrava disegnare il profilo di Venezia che si innalza dalle acque. Le due sonate per violino lasciano spazio al virtuosismo e al chiaroscuro tra languore, vivacità e malinconia; nella sonata RV 51 il flauto solista, davvero magico, si interroga sul mistero del tempo e del silenzio: ora canta “per riempire l’attesa”, come vuole Emily Dickinson, ora si immerge nella contemplazione, ora si innalza con indicibile leggerezza sul negativo del vivere.

Le due sonate in sol maggiore per violino, flauto e continuo di Haendel e Telemann hanno chiuso rispettivamente il primo e il secondo tempo del concerto, mettendo in evidenza il contrasto tra la leggerezza, la delicatezza italiana e la complessità maestosa e severa, ma un po’ greve, dei compositori tedeschi.

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